Corri, Enzo

0,,17811753_303,00I siciliani di scoglio sono quelli che, una volta lasciata la terra natia, cominciano ad avere delle crisi di astinenza e devono assolutamente fare ritorno a casa dopo pochi giorni. I siciliani di mare aperto sono invece quelli che portano la loro “sicilitudine” in giro per il mondo e la coltivano rendendola un patrimonio personale. Vincenzo Nibali appartiene a quest’ultima categoria da quando, ancora adolescente, lasciò la sua Messina per trasferirsi in Toscana e inseguire il sogno di diventare un corridore.

Adesso lo vedi lì, sul gradino più alto del podio del Tour de France. E magari pensi a quanto sia forte un uomo che non piange dopo un’impresa del genere. Dici: «Sicuramente non si starà rendendo conto». Poi, però, capisci che si fa fottere dall’emozione quando il tremolio della sua voce tenta di leggere i ringraziamenti. La squadra, lo staff e i massaggiatori. Papà Salvatore (facciamo Totò) e mamma Giovanna. La moglie Rachele e la tenera Emma, ancora troppo innocente per gioire della magnificenza del padre.

Sì, perché Enzo, come lo chiamano in famiglia, grande lo è diventato davvero. Sesto corridore, dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador, a cingersi il capo della tripla corona, il riconoscimento a chi durante la carriera conquista le tre principali corse a tappe (Tour, Giro e Vuelta). Vincitore della Grande Boucle sedici anni dopo Pantani. «Quando vinceva Marco ero ragazzino. Sua mamma mi ha regalato la sua maglia gialla e quando tornerò, come promesso, le porterò la mia». Nel ’98 a premiare Pantani c’era Gimondi, l’ultimo a cospargere le strade di Parigi del tricolore italiano. Quest’anno, a premiare Vincenzo, avrebbe potuto esserci lui. Il Pirata e lo Squalo insieme, sai che storia.

Un successo costruito giorno dopo giorno. Quando, sporco di fango, ci ha incantati sul pavé o quando, più veloce di tutti, si è staccato da terra con una semplicità disarmante per salire su Alpi e Pirenei. Scortato da compagni meravigliosi, che lo hanno preso per mano e portato a Parigi, quasi in gita scolastica. Ma in realtà su quel sellino ci sali da solo e se hai la giusta dose di equilibrio e follia non ci scendi mica. Nibali è stato feroce sin dalle prime battute del Tour e non ha mai concesso niente ai rivali. Al limite ha controllato. Lui è ancora su strada, vestito di giallo, che prova il più bello degli allunghi, quello che lo vedrà tornare da Rachele ed Emma. È arrivata la consacrazione, diranno. L’augurio che posso farti è che questa consacrazione sia soltanto uno degli innumerevoli trampolini per i tuoi successi futuri. Corri, Enzo.

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