Mese: marzo 2013

Non è tutto oro quel che luccica

È uno scambio spietato. Io ti do un ricordo di famiglia e tu mi paghi. Subito e rigorosamente in contanti. Apparsi nel 2008 con l’inizio della crisi economica, i “Compro Oro” sono oggi diventati l’ultima spiaggia per molte famiglie italiane in difficoltà. L’espansione, in pochi anni, è stata talmente ampia che non si riesce ad avere una statistica aggiornata ed effettiva sul loro numero. Capita di trovarne un paio anche a pochi metri di distanza uno dall’altro. Ti colpiscono (e ingannano) con quelle insegne giganti e piene di colore. Quasi un ritorno all’impressionismo. comprooro
“Compro oro, 49 euro al grammo, pagamento in contanti”. Si vende e si compra di tutto. Collane, anelli e fedi nuziali per un giro di affari stimato che tocca i dieci miliardi di euro all’anno. L’iter è piuttosto semplice. I negozi acquistano i gioielli dai privati per poi inviarli, noncurandosi delle regole e delle leggi, a ditte specializzate che provvedono a fonderli e raffinarli per ottenere oro puro, successivamente rivenduto sul mercato. È in tutta questa trafila che si celano i mali peggiori. Riciclaggio, ricettazione, evasione fiscale, usura e truffa sono gli attori protagonisti, mentre la regia è appannaggio delle criminalità organizzate. Soprattutto se si parla di denaro sporco. I profitti ottenuti con traffici illeciti, infatti, vengono parcellizzati pagando i clienti che si presentano per vendere anelli e bracciali. La legge, è chiaro, impone delle procedure vincolanti che spesso, però, vengono aggirate. Bisogna identificare il venditore e registrarne gli estremi per evitare che l’oro non sia di provenienza furtiva. Non possono, inoltre, trascorrere meno di dieci giorni dall’atto di compravendita al conferimento dell’oro in un centro di fusione al fine di consentire alla polizia di controllarne la provenienza. Aprire un negozio “Compro oro” è un gioco da ragazzi. Camere di commercio, comuni e questura rilasciano la licenza per operare in tranquillità a due condizioni: che il richiedente non abbia la fedina penale sporca e che il negozio dove eserciterà la professione sia in un luogo visibile e riconoscibile. Con poche migliaia di euro, piazzando un commesso privo di competenze e allacciandosi a un franchising, si mette su un’attività. A tutto ciò si aggiungono i continui passaggi di proprietà che rendono ancor più facile la possibilità di riciclaggio del denaro sporco perché se il negozio chiude o cede la licenza prima dei famosi dieci giorni di giacenza dell’oro, è praticamente impossibile riuscire a controllare la provenienza del materiale prezioso. Il turnover delle licenze è pratica diffusa nelle grandi piazze (Roma, Milano, Napoli).
comprooro
Ma queste non sono le uniche irregolarità. Come se non bastasse, si gioca sporco anche sulla mancanza di confidenza che il venditore ha con l’oro. Le bilance spesso vengono taroccate, alterando così il prezzo finale, o il titolare applica volutamente una quotazione al ribasso. È bene dare una sbirciatina al fixing di Londra per farsi un’idea sul valore dell’oro. Ed è proprio per questo che raramente diverse attività “Compro oro” possano pagare la stessa cifra per lo stesso quantitativo di oro. Un altro dato preoccupante, infine, riguarda quelle gioiellerie in piena crisi che si stanno convertendo al nuovo business andando ad alimentare quella che ormai sta sempre più diventando l’industria dell’illecito.

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