Mese: gennaio 2014

Tenco e la musica, quarantasette anni dopo: “Ancora tanta mediocrità”

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Luigi è tornato a vivere a Cassine, un piccolo borgo in provincia di Alessandria che conta poco più di tremila abitanti. Ci diamo appuntamento nella piazza a lui intitolata e ancor prima di salutarmi mette in chiaro una questione: “Non ti dirò se si è trattato di un suicidio o di un omicidio. Non spetta a me. Anzi, hai sentito che forse riapriranno il caso?”. Sono passati ben quarantasette Festival di Sanremo dal nostro ultimo incontro, da quella triste serata che lo inghiottì nella camera 219 dell’Hotel Savoy, ma che anni dopo lo avrebbe elevato a modello della musica italiana. Maglione nero, pantaloni neri e scarpe nere. Viso racchiuso in una cornice di lunghi capelli scuri e mani nelle tasche. Luigi non è cambiato e non sembra sentire minimamente il peso dei propri anni. Si accende una sigaretta e si accomoda su una panchina. Non mi invita, sono io che rincorro lui.

Sempre lo stesso carattere pigro e schivo. Che succede adesso?

Non dipende da me. Ti rendi conto del caos in cui si trova la musica italiana?

No, che ha combinato di male?

Come si chiama quel tizio che a Sanremo voleva avere il becco?

Ma chi? Povia?

Esatto. Hai letto quello che ha scritto? Ti sembra normale?

No, cosa? Dove lo hai letto?

Sulla sua pagina Facebook. Ha scr… (lo interrompo, ndr)

Tu e i social network? Questa sì che mi è nuova.

Sono vecchio, ma non sono mica un babbeo.

Non lo metto in dubbio, Luigi. Dicevamo di Povia?

Aspetta (prende un foglio dalla tasca, ndr), te lo leggo. “La terra è popolata da 7 miliardi di persone che si muovono. Questa potrebbe essere una causa di terremoto”. Capisci in che mani siamo? Non avrei mai immaginato che la musica italiana partorisse cantautori del genere.

Però non puoi generalizzare. Dai talent, per esempio, sono usciti degli ottimi cantanti.

Va bene, ho capito. Prendiamoci pure in giro. Qualche anno fa Giusy Ferreri (ha partecipato alla prima edizione di X Factor, ndr) ha inciso una cover di Ciao amore ciao. Stavo per rimanerci secco un’altra volta.

Ci sarà qualcuno di tuo gradimento. O sbaglio?

Sì, tutti quelli che cercano di creare qualcosa e di rompere il cerchio che ci soffoca.

Tipo?

Sergio (Endrigo, ndr), Gino (Paoli), Bruno (Lauzi) e Fabrizio (De Andrè).

Sempre fedele alle vecchia guardia, insomma. Sai che Fabrizio ti ha dedicato una canzone?

Sì, è stato molto carino. Quando ho un po’ di tempo libero vado a trovarlo al monumentale di Staglieno (il cimitero di Genova, ndr) e gli parlo sempre del disco che avrei voluto fare insieme a lui.

Senti, ti va di tornare un po’ a quella sera?

Dipende.

Da cosa?

Comincia, dai.

Durante le provi eri nervoso e Dalida ti rimproverava di storpiare le parole del brano.

Per forza. Mi chiedevano di sorridere. Chi si credono di essere? So da me la faccia che devo fare quando canto una canzone, che tra l’altro è mia. Cioè, scritta e musicata da me. Viene dai miei sentimenti, non dai loro. E voi che ancora oggi credete che il mondo dello spettacolo sia del tutto spontaneo.

“Questa è l’ultima canzone che canto”. Perché hai detto una cosa del genere a Mike Bongiorno (il conduttore di quel Festival, ndr)?

Stiamo andando fuori tema. A proposito, hanno ritrovato la bara.

Poi il verdetto della giuria…

No, non mi va di parlarne.

Sai che di quell’esibizione non c’è più traccia negli archivi RAI? Solo foto e registrazioni audio.

Lo so ed è un peccato. Soprattutto per Dalida, quella sera era di una bellezza sconvolgente. Non vi resta che farvi consolare da Maria De Filippi.

Dalida, appunto. Flirt o amore vero?

I miei amici si dividono in due categorie: c’è chi si dice certo dell’autenticità del nostro rapporto e chi invece pensa a una semplice infatuazione. A me piace lasciarvi nel dubbio.

Toglimi una curiosità. Che hai fatto in questi quarantasette anni?

Ho composto, ma ho tenuto tutto per me.

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“Non abbandonate le botteghe storiche”

La posizione di Confcommercio Milano sull’eventuale concessione del 49% della galleria Vittorio Emanuele II ad Altagamma è piuttosto chiara. La ragione principale del no alla privatizzazione si basa sulla convinzione che la fondazione guidata da Andrea Illy sia un ente esterno alla galleria, che non ha mai contribuito al suo sviluppo. E se dovesse prenderla in gestione, verrebbe meno il mix merceologico che la contraddistingue. Altagamma, infatti, si propone di trasformare l’ottagono nella shopping gallery più bella del mondo, intimorendo i negozianti con spazi esclusivamente dedicati al lusso. Ma c’è un motivo che allevierebbe le preoccupazioni di tutti gli esercenti. La maggior parte dei negozi presenti in galleria ha dei contratti di concessione che dureranno tra i sei e i dieci anni, rendendo quindi irrealizzabile ogni tentativo di ingresso in gestione da parte di Altagamma. Aderente a Confcommercio è anche l’associazione ‘Il Salotto di Milano’, che fa capo a Rossana Galli, una figura presente in galleria dal 1982 alla guida del suo ristorante e che è intervenuta sulla questione della privatizzazione.

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Qual è la funzione principale dell’associazione ‘Il Salotto di Milano’?

Tutelare le problematiche generali delle aziende che ne fanno parte, circa quaranta. Quando abbiamo qualche problema fissiamo subito un incontro con l’assessore, cercando di risolverlo.

Si parla di una possibile acquisizione della galleria da parte di Altagamma (una fondazione che  riunisce le aziende italiane che operano nella fascia più alta del mercato, ndr). Cosa ne pensa?

La storia di Altagamma ci ha spaventati, anche se il Sindaco ci ha garantito che non c’è nulla di vero. La nostra preoccupazione è che Altagamma formuli una proposta concreta. Entrare in galleria non è facile. Bisogna tener conto del tipo di negozio e del tipo di merce.

Qual è l’attuale situazione della galleria da un punto di vista contrattuale?

Gli affitti che paghiamo sono abbastanza elevati e molte botteghe storiche, come quella di Bernasconi, non ce la fanno più a livello economico. Nel 2007 sono scaduti venti contratti, ma con il Sindaco Moratti ci siamo battuti perché le nostre aziende ci sono costate tanta fatica. I primi contratti di concessione sono partiti nel ’99 e nei primi mesi del 2008 ci sono stati i rinnovi. Il commerciante che ha intenzione di rimanere in galleria deve avere la tutela del contratto di concessione. Adesso, ad entrare in galleria sono soltanto i grandi marchi. Noi della ristorazione siamo tranquilli perché il nostro cliente tipo è il turista e, fortunatamente, quelli non mancano mai.

Un altro aspetto interessante riguarda la manutenzione della galleria. Come si sta comportando il Comune?

Ci ha chiesto di aiutarlo a rivitalizzare la galleria perché loro non hanno soldi, segnalando anche la mancanza di sicurezza per via di zingari ed extracomunitari. Attualmente, in cantiere, c’è un progetto per Expo 2015 che vorrebbe l’apertura dei negozi fino alle 22. Il Comune chiede, inoltre, l’allestimento di mini concerti di musica soft, adatta alla galleria. Da parte nostra sono già stati organizzati dei piccoli concerti dalle 18 in poi, dividendo il budget tra tutti i commercianti in base ai metri quadri delle botteghe. Siamo comunque ottimisti per il ripristino della galleria verso l’Expo, sarà sempre un continuo progredire.

E se dovesse fare un confronto tra l’attuale e la passata giunta comunale?

Posso solo dire che l’attuale giunta sta cercando di venirci incontro. Un esempio? L’attuale amministrazione comunale non ha più messo strutture invasive all’ottagono. Le vecchie giunte lo hanno fatto. L’ottagono è il fulcro della galleria e deve essere libero.